giovedì, 09 marzo 2006
Nessun senso, dunque, le cose e gli eventi; – così come le parole, benché con esse denominiamo alla meno peggio ciò che ci manca o ciò che non abbiamo mai visto – le cose immateriali, come le chiamiamo, le cose eterne; – parole innocenti, fuorvianti, consolatrici, equivoche sempre nella loro affettata precisione; – che triste storia, dare un nome a un’ombra, proferirlo durante la notte a letto col lenzuolo sollevato fino al collo, e ascoltandolo illudersi, gli stolti, che possediamo la sostanza, ch’essa ci possiede, che ci aggrappiamo al mondo
(Yannis Ritsos, Elena, 1975)
sabato, 18 febbraio 2006
noi, quelli che de andrè lo sanno a memoria, senza aver mai avuto una maglia con la sua foto addosso
e non certo per vergogna
domenica, 29 gennaio 2006
mi sono accorto di parlare piano, troppo piano
la sciarpa fa il resto
martedì, 27 dicembre 2005
ripasso spesso davanti a quel luogo, dove successe tutto e nulla. avevo lottato per evitarlo, al tempo, spinto dalla paura che il ricordo avrebbe fatto breccia per sempre nella tranquillità quotidiana. perchè apparteneva allo sfondo del mio quieto vivere, e l'avrei visto sempre. e invece non succede niente: solo un passare stanco di immagini mute, senza didascalia. sarà che forse tutto era già successo altrove, indipendentemente dalla nostra contemporanea presenza fisica in un qualsiasi luogo in equilibrio sulla terra, strappato per grazia ricevuta al magmatico caos dell'universo, sarà che, come un deserto, la noia non permette a nulla di attecchire su di sé. cammino sul filo dell'assorbimento mentale, tra i suoi binari soffusi, in religioso rispetto per la sua precarietà. poi qualcuno sente il rumore del portone che si chiude e scantona veloce nel pianerottolo, per non prendere l'ascensore insieme alla presenza in arrivo. io avrei fatto lo stesso. e forse, nella comune repulsione per i rapporti umani forzati e i saluti d'obbligo, ci saremmo anche trovati bene, insieme, dentro quell'ascensore.
domenica, 25 dicembre 2005
dieci minuti dopo sarebbe scoccata l'ora della loro festa. "vedi: proprio oggi, non saresti cosi' solo", direbbe qualcuno. "basterebbe un pò di umiltà...". ma io, che umile non sono mai stato, stappo nella nebbia la mia bottiglia di fumo. "chi ha ucciso il giovane angelo/ che girava senza spada?" ripeto, sdoppiando la domanda che percorre l'abitacolo con la mia voce profana. e una ruota gira, li' poco distante, una ruota di esistenze la cui la forza centrifuga mi ha imposto di allontanarmi, in una caduta quotidiana. forse è davvero solo questo: forza centrifuga. nulla di cui rammaricarsi. e se quando la so vicina mi metto in angolo a disertare la vita, non c'è da piangersi addosso: basta pensare il tutto come un reuma da metereopatia o un tic psicosomatico. null'altro. perchè siamo di carne e acqua anche noi, ricordi? si, forse ricordi, ogni tanto. nel frattempo il mio brindisi carbonico sfuma nella solitudine. anche lui, perso all'incrocio dei venti, si è bruciato vivo.
sabato, 24 dicembre 2005
lo scudo funziona. a cavallo della tigre della divina indifferenza, e il presente visto dall'alto, come un paesaggio trascurabile. nessun contorno definito, nessun drammatico contrasto chiaroscurale. solo strade vaporose, imboccate per un attimo e ripercorse all'inverso all'improvvisa delineazione dell'ostacolo, senza delusione. o quasi. se non fosse per l'invincibile e cadenzato rincorrersi di rimembranze ancora senza debita rivincita
venerdì, 23 dicembre 2005
curioso come, dove non arriva la propria ingenuità (debitamente imbrigliata, per esperienza) sappia però infilarsi l'infidità altrui.
per portare agli stessi risultati.
evidentemente non è questione di percorso, ma di punti di partenza e di fine.
la beffa è una forza conservativa.
mercoledì, 21 dicembre 2005
il sole d'autunno ha un'inclinazione diversa, subdola, che aggira le lenti scure degli occhiali da sole e s'inarca all'interno, di sguincio, strizzandoci gli occhi come non ci fossero. eppure li metto lo stesso.
processione consueta di strisce e semafori, rossori serali da cartolina sbiadita. e il fantasma dell'irrazionale devozione in punta di piedi negli ego più scolpiti, più illusi di bastare a sé stessi
martedì, 20 dicembre 2005
e come in sere andate il gelo di taglio, corsie preferite e preferenziali nell'abisso scoperto, insospettabile. fa eccezione la platea borbottante, dal collo a vite nell'attesa dello scatto del semaforo, a cui passi in rassegna mentre già ti cancella
lunedì, 19 dicembre 2005
giornata di catabasi leggere, di carambole non solo metaforiche.
anche oggi sazio nel dar nomi, nel figgere dei punti per incardinare le correnti vorticose, i loro ritorni ritmati. perchè abbiano un centro su cui, prima o poi, collassare